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Visualizzazione dei post da aprile, 2020

Il Web e il labirinto

Forse quest'anno in modo particolare per la condizione di isolamento in cui ci troviamo, vale ricordare che il 30 aprile del 1986 Internet fece il suo ingresso in Italia. Qualche anno dopo, il World Wide Web entrò nelle nostre case e da quel momento la parola connessione  divenne più che mai familiare e dominante nella vita di ognuno. In un battito d'ali posso trovarmi virtualmente nell'altro capo del mondo, con l'opportunità inestimabile di stabilire un contatto con chi altrimenti non avrei mai conosciuto. Nel silenzio di un'abitazione posso aprire molteplici porte e lasciare che suoni diversi inondino lo spazio. Posso intraprendere qualsiasi direzione, avanzando attraverso i link  con svolte o rotatorie. Sono le quasi infinite possibilità di movimento che mi incuriosirono e mi affascinarono la prima volta che sentii parlare di questa straordinaria ragnatela globale su cui saltare da un filo all'altro senza paura di cadere. Tuttavia, non posso ignorare la co...

Il deserto e il labirinto

Qualche giorno fa ascoltavo un noto giornalista che si scagliava contro un noto politico e ironizzava sul ricorso frequente di quest'ultimo a quello che ha definito "elenco della spesa". Pare non gradisse lo stile elencazione . Non so perché di tutto il suo ragionamento - che per altro condividevo - questa parentesi beffarda si sia depositata nella mia testa per diversi giorni, fino a sentire il bisogno di richiamarla in un post. Lo stile elencazione  ha una sua precisa funzione: quella di fare breccia in un muro con un susseguirsi costante e ritmico di colpi, fin quando non si riesca a guardarvi attraverso. Non è da bistrattare - rispondo al mio giornalista scanzonato - se oltre il muro esiste un'idea. Vengo così all'argomento di questo post, ricorrendo all'uso sfacciato del Dizionario dei sinonimi e dei contrari  che, insieme a quello Etimologico , sono i libri che forse più mi affascinano e che ricorrono allo stile elencazione . Le parole somigliano ai ...

Il cercatore di idee

Mi capita spesso di pensare a cosa rimarrà fra qualche secolo di questo nostro mondo virtuale, dei nostri post, dei nostri video, dell'intera rete di condivisione. Allora gli uomini del futuro guarderanno al periodo storico che stiamo vivendo in un punto nel tempo abbastanza distante da osservare le cose con il giusto distacco. Oppure, immagino che civiltà aliene, intercettando i flussi di dati che viaggiano sul web, si sforzino di ricostruire la nostra civiltà e di elaborare un'ipotesi su chi siamo. Quando scrivo questo blog, penso sempre naturalmente ai possibili lettori. Il lettore potenziale è il destinatario dei pensieri costellati nei post. Ma egli veste anche gli abiti del giudice, che severamente clicca, severamente scorre le parole, severamente emette il suo verdetto. Se scrivo su un blog pubblico, è evidente che sono interessata al numero di utenti connessi, alle pagine visitate, al tempo di permanenza sui singoli contenuti. Pian piano, però, dal progetto di un book...

Quarantesimo giorno

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QUARANTA "Questa lettera [la lettera ebraica  Mem  n.d.r.] evoca l'idea di una matrice  e rappresenta il grembo della donna che possiede la capacità naturale di dare la vita. Mem  rappresenta anche il ripiegamento verso l'interno per trasformarsi, la forza centripeta [...]. E' il principio riformatore della vita attraverso trasformazioni successive che genera un movimento vitale perpetuo" "[...] Il suo  valore numerico 40 compare sistematicamente nella Bibbia per specificare un isolamento e una trasformazione (la traversata del deserto). Questo valore indica il tempo necessario per compiere un processo di maturazione che porta a fruttificare tramite la purificazione. [...] Una durata temporale espressa dal numero 40 corrisponde a un periodo di mutazione e di trasformazione per accedere a un cambiamento radicale" (G. Lahy, L'alfabeto ebraico , Venexia, 2008) "E' il numero dell'attesa, della preparazione, della prova o del casti...

Trentanovesimo giorno

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Salvador Dalì, Il labirinto , 1941

Trentottesimo giorno

La  generazione del deserto  abbandonò l'Egitto e si liberò dalla schiavitù per raggiungere la terra promessa... La chiamata. Per gli ebrei arrivò il momento di andare via dal paese che inizialmente li aveva accolti e protetti, ma che poi li aveva resi schiavi. Gli ebrei erano chiamati a nascere di nuovo  e Mosè, chiamato anche lui, sarebbe stato il loro condottiero. La fuga è il parto, e il travaglio sono le piaghe inflitte agli egiziani, è il dolore che prepara la gioia. Ma gli ebrei non sono i buoni e gli egiziani i cattivi, anche se tutto lascia intendere questo. Il mito perde valore e vitalità se nel leggerlo ci si aggrappa alle consuete categorie morali. Il mito, come i grandi sogni, esprime simbolicamente un'unità verso cui tendere attraverso un'iniziale frammentarietà. Egiziani ed ebrei, Mosè e il Faraone, sono aspetti, funzioni, tendenze di uno stesso soggetto: l'Eroe, o chi diventerà tale strada facendo. Il futuro Eroe, è chiamato a liberarsi dell'ego, ...

Trentasettesimo giorno

Scrive Joseph Campbell nel suo libro L'eroe dai mille volti : "Né sarebbe esagerato affermare che le inesauribili energie del cosmo si manifestano nella cultura umana proprio attraverso il mito. Le religioni, le filosofie, le arti, le forme sociali dell'uomo primitivo e storico, le scoperte scientifiche e tecniche, gli stessi sogni che popolano il sonno, scaturiscono indistintamente dalla fonte magica del mito . [...] i simboli della mitologia non si fabbricano, non si possono inventare, controllare, o abolire per sempre: sono produzioni spontanee della psiche e ciascuno ne conserva intatto il potere germinativo . Qual è il segreto di queste immagini eterne? Da quali abissi della mente umana scaturiscono? Perché le mitologie sono ovunque le stesse, anche se rivestite di forme diverse? E che cosa ci insegnano? [...] La mitologia e il rito hanno sempre avuto la fondamentale funzione di fornire i simboli che aiutano il progresso dello spirito umano , da contrapporre a que...

Trentaseiesimo giorno

La generazione del deserto  abbandonò l'Egitto e si liberò dalla schiavitù per raggiungere la terra promessa... E' interessante il fenomeno secondo cui il testo biblico, a differenza di altri libri dell'antichità, conserva per molti un valore letterale che, se da un lato potrebbe indicare una fede incrollabile, dall'altro ne limita fortemente l'effetto, in particolare in contesti laici. Le vicende bibliche rimanendo vincolate alla storia, garante della verità, difficilmente sono accettabili da chi non è direttamente coinvolto. Gli ebrei, o i cristiani che generalmente considerano quei fatti come realmente accaduti in quanto prodromici dell'era inaugurata da Gesù, sono portavoce di un passato in grado di configurare una loro precisa identità. In questo modo, il resto dell'umanità ne risulta esclusa, a meno di una conversione. Tuttavia, quelle stesse narrazioni se caricate, non di realismo, ma della forza che scaturisce dal mito, possono davvero parlare un l...

Trentacinquesimo giorno

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Trentaquattresimo giorno

Questa non è stata per me una Pasqua come le altre, passate tutto sommato inosservate dal momento che non sono religiosa nel senso comune che si dà a questa parola. Più volte nel corso della giornata ho pensato alla "generazione del deserto"; quella generazione di ebrei che riuscirono a fuggire dall'Egitto, dopo aver atteso di notte il "passaggio dell'angelo", per il quale gli egiziani persero i loro figli. Il "passaggio dell'angelo" divenne così la Pasqua ebraica, il tempo della liberazione dalla schiavitù. Se si sottrae all'evento la peculiare connotazione storica, rimane un simbolo, e come tale valido per l'intera umanità. Gli ebrei diventano una collettività alla ricerca dell'identità più profonda. Il primo passo è liberarsi dalla hybris , e poi prendere coscienza di portare in sé l'umano e il divino insieme.

Trentatreesimo giorno

La porta si apre in una biblioteca. Due poltrone al centro, una di fronte all'altra. Lungo le pareti svettano scaffali colmi di libri: in piedi, sdraiati, liberamente disposti; qualcuno ha imposto loro un ordine casuale. Oltre le poltrone c'è il lago. L'ampia finestra lascia penetrare luce e colori rassicuranti. Zurigo è immersa nell'ameno procedere di barchette che scivolano sull'acqua, inconsapevoli del dramma dell'uomo quando si confronta con Dio. Seduti sulle poltrone sono il dottor Jung e Giobbe. Giobbe è spaventato: ha scorto la doppia natura di Dio. Ha sentito le sue ossa frantumarsi sotto i colpi spietati di quella natura, e ha gridato al cielo in attesa dell'aiuto di Dio contro Dio . Ma ora vuole capire. Il male non è assenza di bene - suggerisce Jung, che si è inoltrato negli abissi della psiche facendosi largo tra le ombre - ma entrambi abitano la stessa casa. Il dottore osserva Giobbe, mentre il fumo della sua pipa si mescola allo spirito dei tem...

Trentaduesimo giorno

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Photo by Dazzle Jam from Pexels Perché mai Dio  dovrebbe preferire ai loro sogni le nostre preghiere?

Trentunesimo giorno

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Oggi mi sono imbattuta in un "paesaggio molecolare"... I concetti di macrocosmo e microcosmo risalgono all'antichità: il tutto contiene ogni parte e ogni parte contiene il tutto. Le indagini esoteriche nella storia si sono spinte in territori nascosti a una visione grossolana della realtà. Così gli alchimisti studiarono la trasformazione della materia, come volendo cogliere in essa le tracce dell'anima. Questa ricerca filosofica si è trasformata in ricerca scientifica, la quale ha condotto l'umanità fino alla soglia da cui poter sbirciare e catturare le immagini del nanocosmo , l'infinitesimamente piccolo. Questo territorio oggi è battuto in lungo e in largo, alla ricerca della migliore soluzione al Virus del momento. Ma, insieme alla conoscenza cartesiana si allena una visione sempre più sottile della materia. L'arte - che come ogni simbolo non conosce il pensiero univoco - è la traghettatrice di tali esplorazioni, verso lo sguardo umanamente possibile....

Trentesimo giorno

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Ventinovesimo giorno

Per caso oggi mi sono imbattuta in un articolo della prestigiosa rivista Science . Ho pensato: ecco un caso interessante di introvisione ! L' introvisionario  usa l'intuito e non teme gli sconfinamenti tra territori diversi. Sebbene possa ricorrere a un approccio scientifico tuttavia il suo sguardo, poiché è rivolto al "dentro" e il "dentro" non è rigidamente suddiviso in categorie come la realtà, è in grado di cogliere nuove possibilità. Così, in quanto sperimentatore, l' introvisionario  sperimentando, osa. Ebbene, mentre sono al computer sto ascoltando l'audio di una musica, in cui intervengono diversi strumenti: campane che suonano, corde che vibrano, flauti. Somiglia a una musica per rilassarsi, ma proseguendo il ritmo si fa discontinuo. Questi suoni sono i componenti tradotti in musica della proteina spike del coronavirus, la corona appunto con cui l'ospite si aggancia alla cellula. E' il risultato di un esperimento di alcuni ricercat...

Ventottesimo giorno

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Sono il vaso o il vasaio?

Ventisettesimo giorno

"Credo di essere naturalmente religioso," dice Fellini "perché il mondo, la vita, mi sembrano avvolti di mistero. E anche se fin da bambino non fossi stato affascinato da questo sentimento mistico che si proietta sull'esistenza e rende tutto inconoscibile, credo che il mestiere che faccio mi avrebbe naturalmente condotto verso un sentimento religioso. Faccio un sogno, oppure a occhi aperti mi abbandono a immaginare qualcosa, e poi firmando un contratto, con un po' di legname, due belle ragazze e un paio di riflettori, riesco a materializzare quel fantasma, e tutti possono vederlo come l'ho visto io mentre dormicchiavo o non pensavo a niente. Chi ci guida nell'avventura creativa? Soltanto la fiducia in qualcosa o in qualcuno nascosto dentro di te, qualcuno che conosci poco, che si fa vivo ogni tanto, una tua parte sorniona e sapiente che si è messa a lavorare al posto tuo può aver favorito la misteriosa operazione. Tu l'hai aiutata questa tua parte in...

Ventiseiesimo giorno

C’è chi insegue la realtà, volendo stare al passo. Voglio aderire alle cose, percepirle nella loro concretezza. Voglio sapere quello che accade fuori, ma soprattutto dentro la rete. Inseguo allora le notizie, che esplodono in pop up e banner come a carnevale quando si lanciano i coriandoli. Inseguo i commenti e le opinioni. Confronto i numeri fotografati del passato con quelli fluttuanti del presente. Le informazioni lievitano inarrestabili facendo a gara, quanto a velocità, con la diffusione del virus. In tutto questo e molto di più consiste la sensazione che i nostri occhi non debbano far altro che condurre la mente nelle strade affollate di altri occhi e di altre menti, per rimanere ancorati al mondo. E dal mondo attirati. Come se, solo in quella piazza gremita di occhi e menti consista la realtà di cui occuparsi. Ci sono poi gli introvisionari . Sono coloro che seguono altri echi e che si attardano con questioni che ai più potrebbero sembrare banalità. Sono i poeti, gli scritt...

Venticinquesimo giorno

Di ritorno da una passeggiata ideale in una campagna immaginaria, passando per un campo fitto di margherite bianche e gialle, assaporando l'aria profumata e accarezzando con lo sguardo il cielo di un azzurro infinito, circondata da tutte quelle condizioni atmosferiche raccolte nei disegni dei bambini quando sono felici, arrivo davanti alla porta di casa. La apro, attendo qualche minuto prima di entrare, per sfilarmi le scarpe ricoperte di uno strato sottile di terriccio. Quindi varco la soglia e lascio che la porta si chiuda alle mie spalle. Il silenzio riempie la stanza. Eppure di tanto in tanto sembra che qualcosa gli sbatta contro. Insiste per un po', si interrompe, per poi ricominciare. Cerco intorno a me. Tutto, compreso il silenzio, è al suo posto. Nulla è mutato e ormai la passeggiata potrei dirla simile a un sogno. Ma all'improvviso il mio occhio mi strattona di qua e di là, all'inseguimento di una piccola ape ronzante che è cascata, spinta chissà da quale istin...

Ventiquattresimo giorno

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Oggi, una passeggiata...

Ventitreesimo giorno

Scacco matto . Il re è atterrato lasciando il tassello della scacchiera vuoto. Nonostante tutte le nostre previsioni e prevenzioni, nonostante la nostra ricchezza e le nostre certezze, questo virus ha fatto scacco matto alla nostra civiltà. Tuttavia, come fa notare Marco Polo a Kublai Kan, sovrano di un grande impero, che assiste sgomento al fine ultimo della partita, il nulla, in quel tassello di ebano o acero c'è ancora una storia da mandare avanti, nel perenne andirivieni di passato e futuro, di ciò che stato e di ciò che sarà. E proprio la storia in questi giorni è stata evocata. Oggi si sta svolgendo una pagina da affiancare ai grandiosi drammi dell'umanità:"Cari amici tedeschi con il coronavirus la storia è tornata in Occidente. Dopo trent’anni in cui l’unica cosa rilevante è stata l’economia, oggi la sfida torna ad essere, come in passato, politica, culturale e umana." scrivono in una lettera i sindaci e i governatori italiani alla stampa tedesca. In realtà l...